L’utilizzo dei materiali e la selezione fatta da Chiara Salvadori rispecchiano un’indagine ben precisa e la volontà di riprodurre i processi generativi della natura.
La relazione che ella intesse con i suoi materiali è infatti profondamente sensuale, si nutre di tutti i sensi, vive delle scelte che lei fa, in una creazione che parte dalla contaminazione e dalle mescolanze. Come avviene per la nascita di un figlio, in cui l’incontro tra due esseri che si uniscono genera il feto che poi dovrà incontrare il mondo e farsi invadere dai suoi elementi, così la pittura di Chiara Salvadori rappresenta l’unione feconda della materia e del mistero.
La ricerca parte dalla selezione del supporto che può essere carta, legno o tele di lino, dai toni caldi, iuta, canapa. Saranno poi questi supporti a far vibrare i colori in base alla loro natura.
Il secondo passaggio riguarda l’imprimitura, la preparazione con carta, colla di coniglio, gesso: procedimenti antichi che accolgono e stabilizzano i pigmenti sul loro supporto. L’imprimitura consolida la materia pittorica, si fa radice.
La ricerca prosegue con lo studio dei maestri antichi e con lo sviluppo di ricette funzionali e stabili che vedono l’utilizzo di pigmenti organici ed inorganici con tempere grasse. Esse sono medium creati in base alle stratificazioni fatte e possono essere composte con latte, miele, uovo, resine naturali: prodotti fecondi della natura che si fanno arte e modificano dall’interno il processo pittorico.
Questo permette alle materie organiche di mescolarsi e fluire con l’acqua, nella fase artistica in cui si plasma il gesto. Sarà infatti il vibrare dei colori, grazie ai procedimenti antichi adottati, assieme al sentire dell’artista, a produrre l’arte e la sua continua metamorfosi.

foto di Andrea Buzzichelli